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Dario Argento (Roma, 7 settembre 1940) è uno sceneggiatore, regista e produttore cinematografico italiano.

Uno degli autori italiani più noti ed apprezzati all'estero (soprattutto in Francia, Giappone e Stati Uniti), meno in Italia, è conosciuto come maestro del brivido, avendo dedicato al cinema thrilling la sua produzione registica, che, infatti, annovera quasi esclusivamente film gialli e horror. Dotato di un stile personale inconfondibile, fin dall'esordio Argento trasfonde nelle sue opere le sue ossessioni, cinefile e personali, concentrandosi sui meccanismi della suspense e del

Argento

la paura e sulla rappresentazione della morte, secondo un linguaggio molto simile a quello di Alfred Hitchcock e, per certi versi, dei fautori della Nouvelle Vague. Almeno inizialmente predilige un approccio realistico, nel quale la presenza della morte è percepibile ed incombe sempre come un evento pronto ad irrompere e sconvolgere la vita da un momento all'altro. Il terrore viene indotto attraverso un'atmosfera carica, inquietante ed incerta. Queste scelte iniziali verranno in seguito sconvolte completamente dal regista, allestendo pellicole nelle quali viene esplorato tutto il campionario del soprannaturale, demoni, streghe, fantasmi. Progressivamente, infatti, Argento sacrificherà la "tecnica", mettendola in secondo piano pur senza rinunciarvici del tutto, per dedicarsi quasi esclusivamente alla rappresentazione del macabro, dell'efferatezza, del particolare raccapricciante, che se da un lato trova schiere di fan tra il pubblico giovane, dall'altro lo allontana ulteriormente da quella parte di pubblico che aveva apprezzato i suoi primi lavori.


BiografiaEdit

Gioventù e primi passi di un "cinefilo"Edit

Dario Argento nasce già nell'ambiente cinematografico; il padre, perugino di origini siciliane, Salvatore Argento era un funzionario dell'Unitalia poi divenuto produttore cinematografico, la madre, la brasiliana Elda Luxardo, una fotografa di moda. Come lui stesso ricorda, da bambino si tratteneva spesso presso lo studio della madre, rimanendo fortemente influenzato dalle figure femminili, dalla cura per il dettaglio, dal gusto per l'illuminazione, dalle lunghe sedute per il trucco, tutte componenti che caratterizzeranno il suo cinema.

Il padre è stato il produttore di tutti i suoi primi film, a partire da L'uccello dalle piume di cristallo fino a Tenebre.

Dopo essersi iscritto al liceo classico, lo abbandona al secondo anno, prendendo così la decisione di trasferirsi a Parigi, dove risiede per circa un anno vivendo di espedienti e lavorando anche come lavapiatti. Rientrato in Italia, nel 1957 inizia a collaborare con l'Araldo dello Spettacolo, occupandosi di teatro, cinema e musica, il che consente ad Argento di “nutrirsi” soprattutto di cinema.

È in questo periodo che il futuro regista matura le proprie passioni cinefile, rappresentate dal cinema espressionista, dalla Nouvelle Vague, dai film noir, horror, gialli, polizieschi, dagli spaghetti-western, daHitchcock, Antonioni, Fellini, ma anche dal cinema dei "telefoni bianchi" e da quello sovietico. Forte di questo "background", Argento riesce a farsi assumere a Paese Sera, noto quotidiano romano, come critico cinematografico, dimostrandosi, agli inizi degli anni sessanta, un "precursore" delle imminenti "ribellioni": con le sue recensioni si schiera nettamente a favore del cinema di genere, in particolare western, thriller,horror, fantascienza, in aperta rottura con la critica ufficiale, tendendo quasi sempre ad esprimere un'opinione controcorrente. Inizia così ad acquisire la consapevolezza delle proprie capacità con la penna, intraprendendo la strada di soggettista e sceneggiatore.

Tra il 1967 e il 1969 collabora alla stesura dei copioni di diversi B-movie, quali Cimitero senza croci, La stagione dei sensi, Comandamenti per un gangster, La rivoluzione sessuale, Probabilità zero, Oggi a me... domani a te!, Commandos, Un esercito di cinque uomini, La legione dei dannati, ma anche di episodi "alti", ovverosia Metti, una sera a cena di Giuseppe Patroni Griffi, mentre assieme a Bernardo Bertolucci scrive il soggetto di C'era una volta il West di Sergio Leone.


L'esordio alla regia e i primi gialliEdit

Nel 1969 Argento crea insieme al padre Salvatore una società di produzione, la S.E.D.A. Spettacoli, con la quale avvia, quasi casualmente, il suo primo progetto cinematografico da regista. Debutta infatti dietro la macchina da presa nello stesso anno con il frammisto di giallo, horror, thriller, e in parte noir, L'uccello dalle piume di cristallo, scritto da solo basandosi sul romanzo La statua che urla di Fredric Brown. Il film, uscito nel febbraio 1970, nonostante una tiepida accoglienza iniziale, si trasforma in un grande successo, incassando poco più di un miliardo di vecchie lire. Nell'opera d'esordio Argento riprende il discorso iniziato da Mario Bava nel seminale Sei donne per l'assassino e lo plasma secondo la propria personale visione del giallo, riversando in questo genere le sue idee e la sua particolare concezione di cinema maturate durante l'attività di critico e l'apprendistato di sceneggiatore. Nondimeno, dalla pellicola traspare anche la lezione del western all'italiana, del quale il giovane regista tende ad estremizzare alcune intuizioni. Il risultato di tutto ciò fu una pellicola fortemente innovativa all'interno del "cinema di genere" - e non solo di questo - del periodo, contraddistinta da un linguaggio nervoso e pulsante oltre che da una inusitata carica di violenza.

Definito, non a caso, dal critico cinematografico Roberto Pugliese come un "sasso nello stagno" del cinema italiano dell'epoca, L'uccello dalle piume di cristallocontiene già diversi elementi che verranno dal regista ripresi, sviluppati e, a volte, dilatati nelle opere successive e che contribuiranno a delineare il suo stile personale, più unico che raro nel panorama del cinema thrilling internazionale. In effetti, fin da questo film sono abbastanza evidenti le peculiarità del cinema argentiano, o, quantomeno, quali siano gli "interessi" maggiori del cineasta romano, il cui modus operandi è, per certi versi, paragonabile a quello di Sergio Leone(forse il vero maestro di Argento), e che nel loro complesso possono essere così elencati: le tecniche di ripresa (lo stacco dal piano lungo al primo piano, l'uso di soggettive, primissimi piani su oggetti e occhi), l'ossessione per certi dettagli, l'importanza data a fotografia (tonalità di certi colori, luci, inquadrature, carrelli) e colonna sonora (quasi sempre allucinante) e rumori (amplificati), il ricorso al montaggio alternato, con cui si anticipa, con fotogrammi quasi subliminali, la sequenza successiva, la scarsità dei dialoghi, la frammentazione delle location in città diverse e la conseguente indeterminatezza geografica dell'azione, la dissolvenza audio di una scena qualche istante prima della dissolvenza video, in modo tale da dare allo spettatore la sensazione di non poter ascoltare bene i dialoghi, la falsa o errata percezione sensoriale (il "particolare" visto ma sfuggito) del protagonista di turno, di chiara derivazione antonioniana, e che ritornerà spesso nei lavori di Argento, il senso di avulsione dalla realtà che circonda i protagonisti, la presenza di sketch comici in stile hitchcockiano, il whodunit, l'incapacità e/o inutilità della polizia, l'interesse per le psicopatologie ed, infine, la descrizione ai limiti del morboso delle performance dell'assassino, rappresentato quasi sempre in impermeabile, cappello e guanti di pelle.

In definitiva, con l'opera d'esordio Dario Argento codifica le regole del cd. giallo all'italiana (o spaghetti-thriller), già sperimentato da Bava con la suddetta pellicola, svolgendo lo stesso ruolo che Leone aveva svolto nel 1964 con Per un pugno di dollari nel campo dello spaghetti-western: dal 1970 al 1973 fioriranno numerose pellicole ispirate al thriller argentiano, alcune originali, altre mediocri prodotti d'imitazione.

Visto il grande successo commerciale del primo film, Argento prosegue sulla strada del giallo mescolato al horror e al noir, nel film Il gatto a nove code, uscito nel febbraio 1971, opera che lo conferma come un regista in grado di suscitare l'interesse del pubblico, ma non della critica ufficiale, interessata solo al cinema "impegnato" o comunque "d'autore". In questo secondo film, meno "cinefilo" de L'uccello dalle piume di cristallo, il trentenne Argento conferma di saperci fare con la macchina da presa, la suspense, la direzione degli attori, affinando ulteriormente il suo stile e mettendo a segno alcune notevoli intuizioni tecniche e visive (la ripresa al ralenti del primo omicidio, la lunga sequenza del cimitero e quella del latte, il montaggio alternato).

Nel dicembre dello stesso anno esce anche Quattro mosche di velluto grigio, che conferma come Argento sia in pieno fermento creativo, alla costante ricerca di un nuovo e personale linguaggio cinematografico adatto al thriller, frammisto al giallo e in parte al horror, sperimentando e sviluppando tecniche innovative per suscitare tensione emotiva nel pubblico, come è qui dimostrato dall'impiego di una macchina da presa proveniente da una università della Germania Orientale, la Pentazet, per riprendere la sequenza del proiettile che esce dalla pistola, girata a 18000 fotogrammi/secondo, e, soprattutto, per l'incidente finale a 36000 fot./sec. Ma la pellicola in questione viene ricordata soprattutto per la sequenza "onirica" della decapitazione, ogni volta condotta un passo più avanti, secondo uno schema che ricorda molto il flashback di C'era una volta il West, oltreché per l'abilità del regista di descrivere la vita familiare del protagonista come se si svolgesse in una dimensione completamente avulsa dalla realtà oggettiva, ovverosia come fosse un incubo (ad es., le riprese in esterni della via dove abita Roberto Tobias ed, in particolare, tutta la scena in cui Nina viene scortata dalla polizia sotto gli occhi smarriti di Roberto). D'altronde, anche in questo film Argento non rinuncia a momenti esilaranti, più presenti qui che in altre pellicole dello stesso regista (i personaggi interpretati da Jean Pierre Marielle, Oreste Lionello, Bud Spencer, Gildo Di Marco e Corrado Olmi e, su tutti, la sequenza all'expo di arte funeraria), né mancano le citazioni cinefile (il protagonista abita in via Fritz Lang).

Queste prime tre opere vengono definite Trilogia degli animali o "Trilogia zoologica"[2].

Guadagnatosi in soli due anni la fama di Hitchcock italiano, Argento accetta la proposta della RAI di produrre, curare e presentare una serie TV di quattro film, della durata di circa un'ora ciascuno, intitolata La porta sul buio e trasmessa nel settembre 1973 sulla prima rete. Il regista dirige, con lo pseudonimo di Sirio Bernadotte, l'episodio Il tram, ricavato da una sequenza eliminata dalla sceneggiatura originale de L'uccello dalle piume di cristallo, mentre collabora a soggetto e sceneggiatura di Testimone oculare, firmato da Roberto Pariante ma in realtà girato dallo stesso Argento. Gli altri due episodi, Il vicino di casa e La bambola, sono diretti rispettivamente da Luigi Cozzi e Mario Foglietti. Invero, il "tocco argentiano" è ben visibile in diversi punti anche di questi due episodi (nel primo, il ricorso al montaggio alternato; nel secondo, tutta la soggettiva iniziale con cinepresa a spalla e il pianosequenza sulla strada), essendo quindi molto probabile che il cineasta romano sia intervenuto personalmente in fase di riprese dei due episodi. L'episodio di Argento in particolare rispecchia pienamente le idee già sviluppate nei primi tre lungometraggi (inquadrature ricercate, uso di soggettive, ossessione per il dettaglio, il "particolare" rivelatore, il whodunit), con le uniche differenze che il giallo presenta un marcato umorismo di fondo (ancora Corrado Olmi, il mitomane, la descrizione di alcuni sospettati) e viene risolto da un poliziotto, il tutto scandito dalla martellante colonna sonora jazz di Giorgio Gaslini.

La porta sul buio rappresentò qualcosa di nuovo nel panorama televisivo dell'epoca, sollevando anche alcune polemiche nonostante né Argento né i suoi colleghi avessero calcato la mano sulle efferatezze.

Una parentesi "storica"Edit

Nel 1973 Argento si vede costretto, per esigenze produttive, a dirigere quello che rimane l'unico episodio “fuori tema” della sua filmografia, ossia Le cinque giornate, appartenente al filone “ottocentesco popolare” in voga in quel periodo e ambientato durante i giorni dell'insurrezione della cittadinanza milanese contro gli austriaci (18-22 marzo 1848). Un progetto inizialmente concepito pensando a Nanni Loy alla regia e ad Ugo Tognazzi come interprete principale, che però declinarono.

Argento, affiancato in sede di sceneggiatura da Nanni Balestrini, ne approfitta per costruire un film di critica sociale e politica, dove i protagonisti delle "cinque giornate" sono messi alla berlina, mentre viene messo in risalto il carattere borghese e illusoriamente popolare della rivolta. D'altronde, pur affrontando un nuovo genere, il regista non rinuncia al suo stile, emergendo questo fin dalla prima sequenza dove, inquadrato un cannone in primo piano, si odono i rumori della rivolta fuori campo per poi, subito dopo, avventurarci in un piano sequenza nelle galere che si conclude sul primo piano di Cainazzo. Abbondano poi numerose citazioni ed omaggi al cinema muto (da Ejzenštejn a Chaplin passando per Laurel & Hardy). Una pellicola caratterizzata da una scanzonata comicità, che alterna momenti decisamente "vuoti" a scene esilaranti, ma che non manca di momenti duri e cruenti (su tutte, la sequenza della cavalleria che spara sulla folla col bambino che piange in primo piano).

Il risultato è un prodotto particolarissimo, diverso da altre coeve pellicole di argomento storico, risultando l'approccio di Argento al periodo risorgimentale sicuramente originale e controcorrente. Fu forse per questo che il film non fu molto apprezzato all'epoca, venendo tacciato di anarco-fascismo.

Il ritorno al thriller e il debutto nell'horrorEdit

Nel momento in cui lo spaghetti-thriller era un filone ormai esaurito, Argento realizza nel 1975 quello che viene considerato il suo film più maturo, Profondo rosso, e che segna il suo ritorno al thriller, al giallo e al horror, riuscendo nella difficile impresa di fondere tutti gli aspetti della sua ricerca e del suo studio svolti sul linguaggio cinematografico nelle opere precedenti, non solo tramite innovative scelte visive e una sceneggiatura solida (cui collabora Bernardino Zapponi), ma anche con un'impostazione originale. Con questo film il regista porta ai massimi livelli la sua tecnica (uno score musicale tra il jazz e il rock progressivo, cromatismi e uso delle luci, decòr e scenografie, tutti perfettamente funzionali alla storia), traducendo compiutamente in quasi due ore di pellicola le sue idee sui meccanismi della suspense e del mistero.

Profondo rosso costituisce il punto d'arrivo di un percorso fatto di continue sperimentazioni volte a manipolare il giallo classico e a contaminarlo ulteriormente con l'inserimento di concetti e situazioni estranei al repertorio del thriller classico (basti pensare all'allucinante prologo, a tutta la sequenza iniziale durante il congresso di parapsicologia con la sensitiva Helga che "sente qualcosa", alla Villa del Bambino Urlante o al pupazzo meccanico che preannuncia l'assassinio del Professor Giordani); ma soprattutto, si assiste ad un'estremizzazione delle sequenze di terrore e ad un'esasperazione nell'esecuzione degli omicidi. Sotto quest'ultimo punto di vista la pellicola è anche lo spartiacque nella filmografia argentiana, in quanto a partire da questo film il cineasta romano, pur non rinunciando alla "tecnica", sembra interessato sempre più all'estetica dell'omicidio e all'effetto raccapricciante. Ciò sarà confermato soprattutto nei lavori del decennio successivo.

Non è un caso quindi che nel 1977 Argento debutti definitivamente al horror con Suspiria, sorta di fiaba moderna e considerato il suo capolavoro, ambientando la storia a Friburgo, nella Foresta Nera, e col quale il regista manifesta il suo amore per l'espressionismo. A farle da padrone sono, infatti, oltre alle scioccanti uccisioni dei soliti predestinati, le scenografie, lo sfavillante Technicolor di Luciano Tovoli (ottenuto rielaborando i colori di una vecchia partita di pellicola Kodak acquistata in Cina), le ancora una volta allucinanti musiche, ma anche il reparto suoni e rumori (sospiri e sussurri), questo a conferma che la vena cinefila e creativa del regista non si è ancora assopita.

Con Suspiria può dirsi conclusa la prima fase artistica della carriera di Dario Argento, quella degli anni settanta, caratterizzata da un modo di fare cinema alla vecchia maniera, artigianale. Il decennio successivo vedrà, infatti, un Argento disperdere gradualmente la già consolidata vena autoriale, diviso tra il voler metter in immagini le proprie ossessioni e il voler soddisfare quella parte del suo pubblico sempre più affamato di scene splatter e truculente.

Gli anni ottanta e novantaEdit

Negli anni ottanta Argento alterna horror a thriller, iniziando con Inferno (1980), sorta di sequel di Suspiria. Le tematiche che in Suspiria erano state per la prima volta affrontate, sono ora amplificate ed estremizzate. Molti i riferimenti al film precedente: analoghe scenografie e luci, con colori accesi ed innaturali (prevalentemente blu, rosso e viola), quasi un omaggio a Mario Bava, il quale collabora (non accreditato) alle riprese del film. Ancora una volta elemento fondamentale è la musica (su tutto, il massacro della Giorgi e Lavia sulle note del "Và pensiero" di Verdi). Ma, pur volendo dare un senso di continuità ai due film,Inferno non riesce ad essere all'altezza del primo, difettando quel senso di autoriale sperimentazione che si respirava in Suspiria, rappresentando il definitivo abbandono dei modi di mettere in scena del primo Argento.

Nel 1982 il regista torna al thriller giallo con Tenebre, nel quale rimette in scena i temi a lui prediletti: traumi psichici, feticismo, deviazioni sessuali, follia, il tutto secondo il classico whodunit. Ricordato soprattutto per l'eccessiva violenza dei numerosi omicidi, Tenebre si segnala anche per le nuove tecniche di ripresa (l'utilizzo della Louma nel notevole piano sequenza dell'edificio ove vivono le due lesbiche).

In seguito dirige l'horror Phenomena (1985) e il thriller Opera (1987).

Nel 1993 è la volta di altri due thriller: Trauma, interpretato dalla figlia Asia Argento e La sindrome di Stendhal (1996) e del remake di un classico dell'horror gotico: Il fantasma dell'opera (1998).

Anni 2000Edit

Dopo il ritorno al thriller con Non ho sonno (2001), Argento dirige Il Cartaio (2004). Nel 2007 vi è la produzione de La terza madre (2007), in cui è tornato a lavorare con la figlia Asia: esso è il capitolo finale dellaTrilogia delle Tre Madri. L'ultimo lavoro di Argento èGiallo (2009), presentato in anteprima al Festival del Cinema di Edimburgo e distribuito direttamente in Home Video l'anno stesso.

Nel 2009, il regista ha ceduto i diritti di due suoi film per farne realizzare dei remake negli Stati Uniti; i titoli interessati sono L'uccello dalle piume di cristallo (non ancora in pre-produzione) e Suspiria (già entrato in pre-produzione).

Il teatroEdit

Nel 2007 firma la direzione artistica del Musical Profondo Rosso, scritto da Claudio Simonetti per la regia di Marco Calindri, con l'attore e cantante (scoperto da Luciano Pavarotti) Michel Altieri che interpreta il ruolo di Mark Harris.[3] La trama riprende la versione originale del film, ma l'ambientazione è spostata ai giorni d'oggi. Vengono inoltre aggiunti nuovi brani elettronici scritti da Simonetti per Altieri, raccolti in una nuova colonna sonora.[4]

Vita privata e procedimenti giudiziariEdit

  • Il 19 giugno 1985 Argento viene arrestato insieme alla compagna Daria Nicolodi per il possesso di 23 grammi di hashish: trascorreranno due notti nel carcere di Regina Coeli. Verranno poi assolti in quanto si trattava di consumo personale e non di spaccio.
  • Recentemente Argento ha ricevuto il premio Set Torino Piemonte, assegnatogli dalla Film Commission Torino Piemonte, che ha finanziato numerose sue pellicole, tra le quali l'ultima, La terza madre. Anche la figlia Asia ha ricevuto l'onorificenza dalla fondazione torinese.
  • La figlia secondogenita Asia, attrice e regista a sua volta, ha esordito recitando fin da piccola nei film del padre e lo ha reso nonno per due volte,nel 2001 e nel 2008.
  • La primogenita invece, Fiore Argento, non ha raggiunto la popolarità della sorella, ma ha recitato in Dèmoni, Phenomena e ne Il cartaio.
  • Dario Argento è cugino del generale Rolando Mosca Moschini: infatti la nonna paterna di Argento, Laudomia Mosca Moschini, era la sorella del nonno paterno del generale.
  • È un grande sostenitore della S.S. Lazio, di cui spesso segue le partite dagli spalti dello Stadio Olimpico.
  • Dario Argento oltre a produrre film ultimamente si è dato ai videogame partecipando alla realizzazione di Dead Space, in qualità di doppiatore e aiuto per la realizzazione.
  • Nel videogioco Silent Hill: Homecoming c'è un luogo, il cimitero Dargento, il cui nome è un omaggio al regista italiano.
  • Nel film Juno di Jason Reitman viene omaggiato il film Suspiria con una citazione della protagonista che lo nomina come suo film preferito. Argento ricambierà l'omaggio nel suo Giallo.

Dracula 3D - 2012Edit

Nel maggio 2010 Dario Argento annuncia un nuovo progetto registico: un film per il grande schermo distribuito dalla Paramount pictures. Durante il FantaFestival di Roma, a maggio 2010, Argento dichiara che il film sarà un omaggio al personaggio di Dracula, girato in 3D. A settembre 2010, il regista ufficializza la notizia.

Dopo alcune incertezze (legate a problemi di budget e alle difficoltà con i primi test sugli effetti speciali tridimensionali), a gennaio 2011 le riprese di Dracula3D vengono confermate definitivamente: partono il 30 maggio 2011 (inizialmente si era stabilito a marzo e poi a febbraio) e si svolgono in Italia, al Ricetto di Candelo, nel biellese.

Il budget è sui 13,2 milioni di euro e i produttori del film sono: l'italiana Film Export Group, guidata da Roberto Di Girolamo e Franco Paolucci, la francese Les Films de l'Astre, guidata da Sergio Gobbi e la spagnolaEnrique Cerezo Production, guidata da Enrique Cerezo.

Il film viene girato in lingua inglese; il cast (sul quale il regista Dario Argento ha lavorato a Londra nel febbraio 2011) comprende attori inglesi, spagnoli e italiani (nello specifico: almeno due attori e un'attrice selezionati in Spagna dalla Enrique Cerezo Production. L'attore tedesco Thomas Kretschmann interpreta il conte Dracula mentre il suo collega olandese Rutger Hauer interpreta il personaggio di Van Helsing, l'antagonista di Dracula; Asia Argento è la co-protagonista principale. Tra gli altri attori, vi sono: Marta Gastini, Unax Ugalde, Miriam Giovanelli, Maria Cristina Heller, Augusto Zucchi, Giuseppe Lo Console, Giovanni Franzoni, Riccardo Cicogna, Francesco Rossini, Eugenio Allegri, Marco Mancia. La storia del film è ambientata nel 1893. Il direttore della fotografia èLuciano Tovoli. Le musiche sono firmate da Claudio Simonetti.

Lo script si ispira al romanzo di Bram Stoker e porta la firma di Antonio Tentori, scrittore e sceneggiatore cinematografico. Il copione prevede chiaramente sangue ed effetti gore ma si sofferma molto sull'aspetto psicologico e drammatico della storia.


FilmografiaEdit

RegistaEdit

SceneggiatoreEdit

AttoreEdit

CompositoreEdit

CuriositàEdit

  • Nell'intervista realizzata per il backstage di Profondo rosso è lo stesso Dario Argento a sottolineare un curioso particolare: quando nelle scene di tutti i suoi film compaiono le mani dell'assassino (ad esempio nella scena iniziale di Profondo rosso), è lo stesso regista ad utilizzare le proprie mani in una sorta di "cameo feticista". La motivazione è che lo stesso Argento afferma di avere: "un'ottima manualità, penso di essere molto bravo a muovere le mani", per cui: "scelgo sempre me stesso per quella parte".
  • Un'altra curiosità sul regista deriva sempre dalle sue stesse dichiarazioni: "forse il successo dei miei film è dovuto anche ad alcuni trucchi o espedienti psicologici che utilizzo per rappresentare la paura, associandola al ricordo che ognuno di noi porta dentro di sé, nel proprio inconscio". Un esempio illuminante di questa rivelazione è la scena di Suspiria in cui la protagonista, girando nel collegio apre e chiude le porte che trova sul percorso; lo stesso Argento afferma, parafrasando: "ho fatto in modo di mettere le maniglie delle porte in posizione più alta di quella normale, ad un'altezza sovraumana; in questo modo quando l'attrice apre la porta lo deve fare sollevando il braccio in alto, come farebbe un bambino. Questo è un espediente psicologico per dare la sensazione di sconforto, che si prova da bambini a confrontarsi con qualcosa più grande di noi stessi, qualcosa che non riusciamo a controllare perché più grande di noi". In realtà i suoi film sono pieni di espedienti di questo tipo: basta pensare alla scena di Profondo rossoin cui l'assassino scaglia la testa della propria vittima contro lo spigolo del camino in pietra; l'inquadratura sottolinea come i denti sbattono sulla superficie in pietra, e lo stesso regista afferma: "dovevo dare la sensazione reale del dolore, e il dolore ai denti è la sensazione nuda e cruda del dolore, familiare perché tutti l'abbiamo sperimentata... ad esempio dal dentista!"
  • Il suo regista preferito èAlfred Hitchcock che definisce pure suo "maestro".
  • Dario Argento partecipa al doppiaggio del videogioco Dead Space, nella voce del dottor Terrence Kyne.
  • Nel film "W la foca" del 1982 di Nando Cicero, Bombolo chiede alla madre di un paziente (dall'aspetto orrendo) se per caso il padre lavora con Dario Argento.

BibliografiaEdit

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